di Bettina Gracias
David Attenborough ha compiuto 99 anni quest’anno. Nel suo ultimo documentario I segreti dell’oceano, il celebre naturalista britannico si definisce ormai consapevole, entrando nel suo centesimo anno su questo pianeta, che gli oceani rappresentano il più importante ecosistema della Terra e forse l’unico capace di salvarci da noi stessi. Nonostante tutto ciò che la nostra società ha inflitto agli oceani — in un apparente e insensato tentativo di autodistruzione — Attenborough continua a vedere in queste immense distese d’acqua una fonte di speranza.
Il documentario è tanto sconvolgente quanto necessario. Le immagini dei giganteschi pescherecci che devastano i fondali marini sono più angoscianti di qualsiasi film horror. Vedere questi colossi trasformare magnifiche barriere coralline e giardini sottomarini colorati e pieni di vita in desolanti deserti post-nucleari è un colpo al cuore. Le tartarughe intrappolate nelle reti e poi gettate via senza pietà sono il simbolo più crudele di un modello economico che privilegia il profitto a scapito della vita.
Eppure, c’è ancora speranza. Nel film, Attenborough ci porta al largo delle Hawai’i, dove una zona marina protetta è stata lasciata intatta dalla pesca industriale. Il risultato è sorprendente: bastano cinque anni senza interferenze umane perché la natura si rigeneri. Le barriere coralline rifioriscono, specie che si credevano estinte ricompaiono e pesci provenienti da migliaia di chilometri trovano rifugio in questo santuario sottomarino.
Un esempio simile arriva dalla Papua Occidentale, dove sono stati gli stessi pescatori locali a decidere di limitare le attività di pesca, consapevoli che, senza un intervento immediato, presto il mare non avrebbe più potuto garantire il loro sostentamento. In pochi anni, il fondale, un tempo grigio e spoglio, si è trasformato in un vero paradiso colorato, dove i bambini del villaggio nuotano felici tra i pesci.
La questione è oggi più che mai al centro del dibattito internazionale. A giugno, la Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani si è tenuta a Nizza, in Francia, per discutere di come proteggere questi ecosistemi vitali. Proprio in quell’occasione, David Attenborough ha lanciato un dato allarmante: solo il 3% degli oceani è oggi protetto dalla pesca industriale. Eppure, secondo la comunità scientifica, basterebbe proteggere il 30% delle aree marine per innescare un cambiamento decisivo. Una misura che non solo preserverebbe la biodiversità, ma rafforzerebbe anche la nostra capacità di affrontare le crisi globali. Gli oceani, infatti, sono i più grandi pozzi di carbonio del pianeta, in grado di assorbire CO₂ in modo persino più efficiente della foresta amazzonica, rendendoli alleati fondamentali nella lotta contro il cambiamento climatico.
Come Attenborough e il suo team di cineasti, possiamo solo sperare che i leader mondiali trovino il tempo di guardare questo documentario straordinario — e soprattutto, che trovino il coraggio di agire, per proteggere il fragile tesoro che è il nostro pianeta.
I segreti dell’oceano, con David Attenborough, diretto da Toby Nowlan, Keith Scholey e Colin Butfield, prodotto da Silverback Films, è stato presentato in anteprima su National Geographic sabato 7 giugno ed è ora disponibile in streaming su Disney+ e Hulu.
